PAGINE GRUPPI E UNITA'

PROGETTO EDUCATIVO - Zona
- 2009-2013

Mozione Contributi regionali ai bilanci di zona -
(Approvata così come emendata - voto palese - assemblea delegata 22/11/2009)
L’assemblea della Zona Costa Etrusca, Regione Toscana, ritiene che l’attuale calcolo dei ristorni Regionali alla zone non sia congruente con le esigenze organizzative delle zone ed in particolare di quelle logisticamente svantaggiate, pertanto propone che sia approvata dall’Assemblea Regionale il seguente testo:
Il contributo alle zone sia calcolato per esempio sulla base di tre coefficienti
- uno relativo al numero degli iscritti
- uno relativo alla distanza dalla sede centrale regionale
- uno relativo alla distanza tra le sedi dei gruppi di ed in ogni zona.
In tal senso dà mandato al Responsabile area Economica di approntare ipotesi di calcolo di tali coefficienti e porlo all’approvazione della prima assemblea regionale del primo Consiglio regionale utile a calcolare i contributi regionali da erogare per l’anno scout 2009/2010
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- Mozione FO.CA. e semplificazioni
(Approvata Come raccomandazione - voto palese - fatta propria dal Comitato regionale assemblea delegata 22/11/2009)
L’assemblea della Regione Toscana, chiede che sia attivato studio e progetto attuativo al fine di:
1. implementare un sistema on-line via web per iscrizione eventi formativi regionali e nazionali
2. implementare un sistema on-line via web (ove richiesto) di controllo effettivo censimento ed autorizzazione per chi voglia iscriversi ad eventi formativi regionali e nazionali
3. modificare l’attuale sistema di pagamento in modo da avere un unico punto nazionale di raccolta fondi derivanti da iscrizioni ad eventi formativi, studiando la fattibilità di pagamenti a mezzo carta di credito e/o bonifico bancario, superando il solo sistema di pagamento postale attualmente in atto
4. implementare un sistema on-line autorizzativi per le zone e le regioni, al fine di superare inutili doppioni (autorizzazione e controllo contemporaneo di zona, regione, nazionale)
5. implementare un sistema on-line, banca dati per archiviazione e consultazione giudizi campi formazione (ove presenti)
Verifica e responsabilità in progetto:
Si impegnano gli RZ di Zona e a divulgare e presentare alla prima Assemblea regionale, la mozione in oggetto e relazionarne sull’esito e , ove approvata, seguirne l’iter sino alla sua conclusione naturale, relazionandone costantemente ai capi della Zona.
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2. Strumenti organizzativi e gestionali da approntare e monitorare:
2a. Coordinamento della zona per la formazione di squadre finalizzate alla protezione civile
2a1. Il Consiglio di Zona si rende soggetto per il coordinamento, la formazione, e la messa a disposizione delle segreteria regionale, dell’ EPC e del coordinamento nazionale AGESCI, di squadre di volontari, selezionate tra i capi censiti ed, eventualmente tra i r/s maggiorenni, per contribuire ad affrontare emergenze ambientali, quali terremoti, alluvioni incendi, nell’ambito delle necessità e delle richieste della Protezione Civile.
2a2. S’impegnano i Capi gruppi a collaborare a monitoraggio annuale delle disponibilità dei capi, fornendone i dati e gli aggiornamenti in tempo reale ai RZ.
2a3. S’impegnano i Capi clan dei gruppi a presentare le disponibilità annuali dei rover maggiorenni per il servizio EPC, fornendone i dati e gli aggiornamenti in tempo reale ai RZ.
2a4. S’impegna il Comitato di zona ad approntare supporto informatico c/o sito web per tenuta disponibilità EPC.
2a5. S’impegnano i RZ ed effettuare un monitoraggio nei gruppi facenti parte la zona Costa Etrusca tra i capi censiti ed eventualmente tra i r/s maggiorenni, per verificare la disponibilità delle risorse umane, creare uno strumento di informazione e di reperibilità dei volontari, attuare, in collaborazione con gli enti comunali, provinciali regionali, con la Protezione Civile, i VV.FF. e gli altri entri interessati, ad un programma di formazione e informazione per i volontari aderenti.
2a6. Mette a disposizione delle strutture organizzative dell’associazione, ai vari livelli, l’elenco dei possibili volontari che aderiscono al programma di formazione e che danno la loro disponibilità generale.
2b. Ruolo e nomina degli IABZ
2b1. Il comitato e i capi gruppo della zona si attivano perché gli incaricati alle branche siano in numero di 2 (diarchici) per branca, ed a supplirne le funzioni ove non sia possibile reperire disponibilità in merito
2b2. Il comitato e i capi gruppo della zona si attivano per verificare cause e attuare strumenti e metodi per rimuoverle ove si rendesse necessaria la supplenza degli IABZ
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3. Azioni da predisporre ed attuare:
3a. momenti di verifica e di formazione al ruolo, degli IABZ di zona
3b. l’individuazione di ambiti di intervento comuni nella Zona in modo che sia verificabile l’impegno e l’attività svolta in tali ambiti, cercando di fare rete con le associazioni che già operano nei settori individuati per produrre un cambiamento concreto nel Territorio
3c. incontri formativi anche metodologici e tecnici per Capi in modo tale da conoscersi tramite il confronto
3d. momento/i di formazione sul tema della comunicazione fra adulti
3e. scambio/i tra le CO.CA sulla metodologia del Progetto del capo vista in relazione al Progetto Educativo
3f. in collaborazione con gli enti comunali, provinciali regionali, con la Protezione Civile, i VV.FF. e gli altri entri interessati, ad un programma di formazione e informazione per i volontari aderenti.
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4. Raccomandazioni non vincolanti:
4a. FO.CA. nuovo sentiero : promuovere un momento di verifica in zona, con gli incaricati di branca regionali, sull’utilizzo del nuovo sentiero.
4b. FO.CA. RS : rafforzare e tramandare il metodo di formazione dei capi R/S sperimentato ultimamente.
4c. FO.CA. Capi in situazioni eticamente problematiche: approfondire il tema “capi in situazioni eticamente problematiche”, ponendo come stimolo di base la mozione presentata al convegno dagli RZ su questo tema.
4d. Partecipazione associativa: mediante i capi gruppo, la zona sia garante delle partecipazioni degli altri capi in zona perché passi, attraverso la Co.Ca., il senso della partecipazione attiva agli eventi associativi ed evitare che alcuni capi censiti non siano mai presenti in zona.
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5. Compiti istituzionali vincolanti:
I Responsabili di zona si attivano per:
5a. promuovere e curare la formazione e la crescita delle Comunità Capi;
5b. contribuire alla formazione ricorrente dei Capi;
5c. coordinare i Gruppi esistenti e promuovere la costituzione di nuovi Gruppi, predisponendo un apposito progetto di sviluppo;
5d. curare, per il proprio livello, i rapporti con gli organismi civili ed ecclesiali, con le altre associazioni educative, con la stampa e altri mezzi di comunicazione;
5e. almeno una volta l’anno è convocata L’Assemblea di Zona dai Responsabili di Zona;
5f. almeno tre volte all’anno convocare il Consiglio di Zona per:
5f1. promuovere la formazione e la crescita delle Comunità Capi attraverso la presenza ed il ruolo dei Capi Gruppo;
5f2. favorire il dibattito ed il confronto fra le Comunità Capi, il collegamento tra queste gli altri livelli associativi ed il territorio e la circolazione delle informazioni;
5f3. tutelare, sostenere e valorizzare la proposta educativa delle Comunità Capi;
5f4. istruire i lavori dell’Assemblea;
5f5. redigere il Progetto di Zona secondo le indicazioni del Convegno Capi;
5f6. approvare e verificare i programmi annuali per la realizzazione del Progetto di Zona, comprensivi di tutte le attività coinvolgenti i soci giovani ed i soci adulti;
5f7. esprimere un parere sul bilancio preventivo predisposto dal Comitato di Zona;
5g. convocare quando necessario il Comitato di Zona per:
5g1. attuare il programma di Zona, riferendone al Consiglio ed all’Assemblea di Zona;
5g2. autorizzare il censimento di Gruppi e di Unità e la formazione di nuovi Gruppi ed Unità;
5g3. proporre alla competente autorità ecclesiastica la nomina dell’Assistente ecclesiastico di Zona;
5g4. redigere entro 4 mesi dalla chiusura dell’anno scout i bilanci consuntivo, preconsuntivo e preventivo su schema uniforme a quello del Comitato nazionale unitamente alla relativa relazione sulla gestione da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea di Zona:
5g5. dirimere le controversie non risolte dal livello inferiore;
5g6. valorizza e rilancia le esperienze realizzate nei Gruppi;
5g7. nominare sotto la propria responsabilità Incaricati e Pattuglie permanenti o temporanee;
5g9. nominare gli Incaricati alle branche;
5g10. Incaricati alle branche:
5g10a. si riuniscono periodicamente con i soci adulti in servizio nelle Unità delle rispettive branche per;
5g10b. conoscere, valorizzare e diffondere le esperienze metodologiche esistenti in Zona e curare le sperimentazioni attivate, validate a livello nazionale;
5g10c. contribuire alla conoscenza della realtà giovanile a livello di Zona e dei bisogni di formazione metodologica dei soci adulti della Zona;
5g10d. coordinare le attività della branca di Zona;
5g10e. costituire il riferimento locale per il Progetto/programma regionale nella specificità della branca;
5h. promuovere e verificare l’attuazione di statuto e regolamenti associativi nei gruppi della zona.

PROGETTO EDUCATIVO - Castagneto C. 1
- 2011-2014

PROGETTO EDUCATIVO DEL GRUPPO SCUOT AGESCI CASTAGNETO C.1 periodo 2011-2014
“La chiave del successo nella formazione scout risiede nello sviluppo e nell’applicazione pratica della vostra fantasia. Senza di essa le vostre attività saranno come ossa spolpate.”
Argomenti trattati …
o ANALISI INTERNA
o ANALISI ESTERNA
o PREMESSA AGLI OBBIETTIVI
o OBBIETTIVI
o MODI E TEMPI DI VERIFICA
o IL GRUPPO E LA FAMIGLIA
ANALISI INTERNA e PRESENTAZIONE
o Perché un gruppo scout nel nostro paese?
Il nostro Gruppo ha iniziato a formarsi tre anni fa. E’ sorto come esigenza di alcuni educatori di creare nel territorio una realtà educativa che potesse essere di riferimento ai bambini, agli adolescenti e ai giovani, visto che non esisteva nessun punto di riferimento per l’educazione cristiana, umana e civile per i giovani, anche nell’ambito della Parrocchia, che avesse come punto di partenza la “vita buona del Vangelo”. Nel nostro territorio esistono anche varie società sportive che però non hanno la finalità di educare ma mirano solo al risultato sportivo. Abbiamo individuato nello scoutismo il progetto concreto da proporre alla Comunità per creare un cammino formativo che potesse continuare nel tempo e poter curare la crescita globale della persona. L’impegno non è stato da poco, ma con la perseveranza, la buona volontà e il desiderio vero e profondo di creare un punto di riferimento educativo stabile per i giovani e le famiglie, abbiamo affrontato la sfida e con coraggio, a volte temerario, ci impegniamo a continuare a camminare su questa strada. Attualmente il nostro gruppo è composto da 8 capi di cui quattro formati con CFM ( tre di reparto, uno di branco e un ae) e gli altri con CFT. C’è un nono capo, formato con CFM che sta seriamente pensando di entrare in Co.Ca. Noi tutti ci impegniamo a completare il percorso formativo al più presto. Nella nostra realtà sono presenti ragazzi sia in età di lupetti che di reparto.
ANALISI ESTERNA
o IL TERRITORIO E IL RAPPORTO CON ESSO
L’orsacchiotto alla mamma orsa: “ O mamma, un si va fori? È arrivata la primavera io voglio uscì!! Il nostro territorio è composto da famiglie di ceto medio – borghese, operai impiegati in vari settori di lavoro, e le situazioni di disagio economico sono in lieve aumento. Cresce il numero delle famiglie con situazioni particolarmente instabili. La maggioranza delle famiglie segue i figli con attenzione, anche se i ragazzi, alcune volte, risultano più abbandonati a se stessi. La maggior parte delle famiglie sono formate da genitori che hanno avuto un’educazione “fai da te” in quanto non esistevano punti di riferimento (genitori cresciuti negli anni 1960 – 1980) in cui gli unici luoghi di aggregazione erano i bar o la casa del popolo. Parecchi ragazzi del nostro paese sono impegnati nella pallavolo, segue il calcio con basket, danza, tennis, karate e musica anche se noi troviamo difficoltà a dialogare con queste associazioni. Buono è il rapporto con gli insegnanti delle scuole elementari e medie, le uniche che e esistono a Castagneto. I capi, spesso e volentieri, si fermano a parlare con i genitori all’uscita delle scuole.Un buon numero di persone di altra nazionalità è presente nel nostro Comune. Anche con loro abbiamo buoni rapporti. Il “Gruppo scout in formazione”, fra le altre iniziative, organizza l’ultima domenica di gennaio, “la festa della pace” invitando ad un pranzo e ad una festa insieme ogni paese presente, dove ognuno porta un piatto tipico e delle canzoni della sua nazione. I rapporti con le famiglie sono superficiali, quando vengono invitati i genitori rispondono positivamente. Non è così semplice trasmettere il linguaggio e valori di un Gruppo. La vita religiosa è limitata, quasi esclusivamente, ai sacramenti. La presenza alla messa domenicale è scarsa e saltuaria. Il rapporto con le autorità è ottimo. Abbiamo collaborato e stiamo collaborando con l’amministrazione comunale. Siamo impegnati con i ragazzi in alcune attività al centro diurno per anziani e facciamo un servizio di sostegno per le famiglie più bisognose. A Natale ha ottenuto un buon successo la consegna della luce della pace di Betlemme. La mamma orsacchiotto: ha visto bimbo… quante ‘ose ci sono dà guardà fori?! C’è un mondo da vede’!
PREMESSA AGLI OBBIETTIVI ED OBBIETTIVI
L’orsacchiotto alla mamma: “Mamma si torna nella nostra tana?” e la mamma: “ o bimbo u-n’avrai mia paura??? La nostra Comunità Capi si sta rendendo conto che senza un Progetto Educativo, il cammino educativo viene vanificato. Anche se è difficile iniziare a progettare per iscritto, è uno sforzo che da sempre stiamo facendo, cioè quello di creare il Progetto Educativo di Gruppo in riferimento a quello Regionale e di Zona, di conseguenza fare il progetto del Capo, quello di Coca e quello di Branca. Consapevoli che “Il nostro metodo educativo si basa sulla Progressione Personale Unitaria, il ragazzo avrà la possibilità di realizzare la sua P.P. cogliendo le occasione offerte dall’attività scout, vissute insieme alla Comunità di appartenenza, nello spirito di gioco, di avventura, di servizio tipico di ognuna delle tre branche. “Per spirito di gioco, di avventura, di servizio si intende quel clima, stile, atteggiamento che diviene struttura connettiva di tutto il processo educativo. (reg. met. n. 27) Il primo impegno per il nostro Gruppo è quello di garantire all’interno delle Unità un’omogenea proposta educativa che riguardi valori, obbiettivi e modelli di riferimento indirizzati alle diverse esigenze presenti nei ragazzi interessati alla nostra proposta. Orsacchiotto alla mamma: “ No mamma… voglio stà tranquillo…
EDUCAZIONE ALLA FEDE
Il nipotino orsacchiotto rimettendo il naso fuori dalla tana dice alla nonna: “ o nonna… hai sentito sonà le campane? S’andà a vedè ‘osa c’è alla chiesa?” “L’annuncio del Vangelo anima e sostiene l’intera proposta educativa dell’AGESCI. Le attività dell’ Unità, il clima in essa creato, lo stile e l’atteggiamento dei capi costituiscono un luogo privilegiato per l’incontro personale con Dio e per il cammino di fede del ragazzo e della ragazza per portarli a comprendere come la Parola di Dio illumini tutta la realtà della vita, sia dentro che fuori le attività scout, partendo dalle situazioni concrete della vita dei ragazzi e delle ragazze.“ (reg. met. 8-9). Il nostro obbiettivo è quello di offrire momenti forti di fede affinché i ragazzi e i capi si sentano costruttori di un gruppo con finalità cristiana che abbia per il futuro la possibilità di crescere e portare avanti progetti comunitari. I vari momenti e le varie attività proposte nel percorso educativo scout, le esperienze religiose vissute come Gruppo devono portare tutti, capi e ragazzi, ad acquisire la convinzione che l’esperienza che si vive ha una valenza religiosa profonda da fare dello scoutismo un’originale forma di spiritualità cristiana che porta all’incontro con il Vangelo. Come Comunità Capi ci poniamo come obiettivo di migliorare la partecipazione alla Santa Messa perché non sia per i ragazzi e per la Co.Ca. un momento subito ma preparato, sentito e atteso. La programmazione della catechesi di Gruppo con mete e scadenze fisse è il primo obbiettivo da raggiungere. La nonna al nipotino: “O nipote mi sembra che ci si diverte.. sarà il caso di partecipà!!”
EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA
L’orsacchiotto all’autiere: “ o autiere… hai visto gli orsi bruni e grigi che buttano la ‘arta per terra?? “L’educazione alla cittadinanza e all’impegno politico è presente in modo intrinseco nello scoutismo che propone ai ragazzi e alle ragazze una dimensione comunitaria che li aiuta ad affrontare il complesso sistema di relazioni che ne derivano. I valori del metodo scout indirizzano inoltre, verso la scelta della solidarietà, intesa ad affermare e a difendere il primato assoluto della persona umana e della sua dignità. Il ragazzo deve essere aiutato a rendersi consapevole dei diritti e dei doveri sociali che ha, attraverso azioni reali e concrete: di analisi critica delle situazioni alla sua portata di comprensione che lo vedono e lo possono vedere coinvolto; di progettazione, con l’Unità e con le altre forze presenti sul territorio, interessato di soluzioni, adeguate alle sue capacità, risolutive al problema individuato, di partecipazione personale efficace per il raggiungimento delle soluzioni stesse”. (reg. met. 13) Qui abbiamo molto da camminare, la meta da raggiungere è ardua e molto alta. Il nostro obbiettivo è quello di cercare di sensibilizzare il ragazzo allo stile della “buona azione” e renderlo consapevole del senso di appartenenza ad una comunità sociale che va oltre alla famiglia e alle singole amicizie. Infatti ognuno di noi ha a disposizione dei talenti che vanno investiti nel migliore dei modi “per lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato”. L’autiere all’orsacchiotto:” non ho parole per come si comportano! I genitori hanno molto da insegna!!
EDUCAZIONE ALL’ESSENZIALITA’
L’orsetto alla mamma: “ ovvia, o dai… mamma sei ‘attiva peròòòòò… il mio amio conigliolo c’ha le naicche e il cappellino di D&G.. ma a me un me lo ‘ompri?? “Lo scoutismo si avvale di un linguaggio prevalentemente simbolico che è una modalità della più ampia comunicazione educativa tra capi ragazzi e giovani. Il linguaggio, attraverso una serie di espressioni linguistiche (parole, frasi, azioni….) e gestuali (cerimonie, saluti, simboli, esperienze….) permette di comunicare con maggiore profondità e immediatezza del linguaggio descrittivo, un certo mondo simbolico ( la giungla, il bosco, la strada, l’avventura) che costituisce, ricorrendo all’immaginario, un sistema di riferimento e di valori che da immaginario e simbolico, nell’applicazione degli strumenti di branca, diventa pratico e concreto, trasferito dagli stessi bambini, ragazzi e giovani, nel comportamento quotidiano”. (reg. met. 15) Educare all’essenzialità è il punto dolente della nostra società. Siamo pieni di bisogni, necessità ed esigenze che oramai fanno parte del nostro DNA e sono così radicati in noi che diventa un’impresa estirparli. Per il nostro Gruppo è ancora più difficile perché non abbiamo una cultura dell’essenzialità e creare una nuova mentalità non è semplice. Il portare l’uniforme è il primo passo che il nostro gruppo deve fare. Il nostro intento è quello di partire dall’uniforme come mezzo e strumento che ci aiuti a capire che la semplicità e la praticità devono essere alla base delle nostre scelte. La mamma all’orsacchiotto: “ o bimbo sarà meglio che tu pensi a sistemà la tu ‘amera invece di pensà alle naicche.. “
EDUCARE ALL’ACCOGLIENZA
Un koala all’orsetto: Hei amigo!! Potere io venire giocare con te?! “Lo scoutismo riconosce in ogni ragazzo e ragazza una persona unica ed irripetibile, perciò diversa ed originale in ogni sua dimensione. Crescere insieme alle persone vicine, nella storia, nelle aspirazioni, vuol dire cogliere la reciprocità, che non è solo riconoscimento, accettazione e valorizzazione della diversità sessuale, sociale e culturale dell’altro, ma relazione da cui non si può prescindere per giungere alla piena consapevolezza di sé”. (reg. met. 1) E’ difficile accettare l’altro, sempre e dovunque. Lo stiamo riscontrando nella nostra Co.Ca. e nei ragazzi stessi. Dobbiamo creare nel Gruppo un clima di accoglienza partendo dalla vita della Comunità Capi per arrivare poi ad abituare i ragazzi, fin dai primi anni di scoutismo, ad un normale e gioioso atteggiamento di accoglienza. Questo può essere possibile creando momenti ed occasioni maggiori e più duraturi per stare insieme, conoscerci e creare legami. L’orsacchiotto al koala: “ certo che poi venì a giocà con me!! Vieni, vieni…
MODI E TEMPI DI VERIFICA
La mamma orsacchiotto al figliolo: “ o bimbo, hai fatto il ‘ompito in classe stamani??? Il nostro gruppo stà iniziando a muovere i primi passi. Verificare il Progetto Educativo di Gruppo diventa essenziale per noi. E’ impegno della Comunità Capi avere l’attenzione costante a questo progetto triennale e a verificarlo ogni qualvolta lo si riterrà necessario, creando opportunamente momenti e attività. Il Progetto Educativo di gruppo è importante ed è uno strumento indispensabile per il riferimento e la crescita educativa. Ogni capo si impegnerà a rifarsi ad esso e impostare il progetto di branca modellato sugli obbiettivi in esso contenuti, “ed illustrarlo periodicamente ai genitori e ai ragazzi”. L’orsacchiotto alla mamma: “ o mamma.. un rompe.. si l’ho fatto tutto…”
IL RUOLO DELLE FAMIGLIE
L’orsacchiotto alla mamma: “ o mamma ma babbo verrà alla bisboccia di fine anno?? È nostro desiderio proporre ai genitori di condividere le linee educative del nostro P.E. con la certezza che dove c’è armonia e collaborazione i frutti non mancano (l’abbiamo sperimentato in altri campi formativi). Sicuramente il cammino è lungo e lento perché le famiglie devono essere aiutate a capire la diversità fra il gruppo scout e quello del calcio, della pallavolo, della danza…, oppure un gruppo puramente educativo (vedi classe di catechismo). E’ utile, a nostro avviso, confrontarsi sulla situazione dei nostri ragazzi, scambiarci suggerimenti su priorità, obbiettivi, interventi e modalità educative. Chiedersi ed eventualmente trovare mete comuni cercando di individuare con quali mezzi ciò si possa raggiungere.

Programma di CoCa Castagneto C. 1 Per l’anno 2011-2012
Il programma di Co.Ca. che presentiamo è il frutto di parecchie riunioni e di un fine settimana vissuto insieme, dove tutti i componenti della nostra Comunità Capi si sono confrontati con serietà ed impegno consapevoli che il ruolo di ciascuno nell’educazione dei ragazzi e delle ragazze non va lasciato al caso o all’improvvisazione ma deve essere prima di tutto frutto di un cammino di maturazione da parte di noi Capi. Questa consapevolezza è nata a poco a poco nella nostra Comunità ed è stato un cammino lento ma intenso e profondo che è partito dalla stesura del Progetto Educativo di Gruppo. Abbiamo riflettuto molto sul cammino da fare e sulle scelte che devono guidare la nostra formazione per poter rispondere adeguatamente e concretamente alle esigenze espresse nel Progetto Educativo.
Per l’anno 2011-2012 abbiamo individuato tre aree di azione:
A) Prima area di azione: IL METODO.
Come Comunità Capi sentiamo il bisogno di portare a termine, nel minor tempo possibile, la nostra formazione con la partecipazione, nei tempi nei modi previsti dal Regolamento Generale e dallo Statuto, agli eventi formativi. La partecipazione alle riunioni e agli eventi di Zona assume un ruolo primario nel nostro cammino formativo.
B) Seconda area di azione: LA FORMAZIONE ALLA FEDE.
Ci siamo accorti che il nostro cammino di fede non è molto profondo e le nostre scelte spesso e volentieri non sono fatte alla luce della “Vita buona del Vangelo”. “Lo scoutismo entra dai piedi: da Nazaret a Gerusalemme con il Vangelo di Luca.” E’ questo il tema delle nostre catechesi che abbiamo previsto di fare ad ogni riunione di CoCa, vale a dire una volta al mese, circa, appuntamenti di Zona….. permettendo. Sicuramente la partecipazione alla Messa e la presenza ai vari incontri liturgici è scontata. Con la nomina del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale un membro della CoCa è entrato di diritto in esso.
C) Terza area di azione: SCAUTISMO E TERRITORIO.
La presenza nel territorio e la sua conoscenza è sempre stato punto fermo del nostro essere scout. Vogliamo continuare questa collaborazione con le varie istituzioni presenti nel nostro Comune, e per quanto è possibile, essere di stimolo per creare coesione e collaborazione fra le varie associazioni di volontariato oltre che ad essere noi promotori di varie iniziative di servizio agli ultimi, ai bisognosi, agli emarginati

PROGETTO EDUCATIVO - Cecina 1
- 2009 - 2012

Gruppo Cecina 1 e Cecina 2
GENITORI E FAMIGLIE
ANALISI :
Genitori che non si interessano e che noi non riusciamo a coinvolgere.
Sempre maggiore instabilità delle famiglie e difficoltà per i ragazzi ad avere punti di riferimento.
1° anno
CONOSCENZA delle situazioni; creare momenti di incontro, visite a domicilio (novizi), cene conviviali, coinvolgimento dei genitori nelle attività (uscite, campi).
Maestri di specialità.
2° anno
CREARE UNA RETE in cui i genitori già più vicini avvicinano quelli ancora lontani incontri a tema con esperti.
3° anno
Coordinandoci con i genitori dare vita a PROGETTI CONCRETI.
Tutti gli anni
Creare evento ad inizio anno e a fine anno.
SAPERE FARE DELLE SCELTE ESSENZIALITA’
ANALISI: I ragazzi non sanno progettarsi, hanno le giornate pieni di impegni spesso organizzate da altri. Non hanno strumenti per una reale autonomia, piuttosto che sbagliare preferiscono rinunciare; manca il senso di fare del proprio meglio e la capacità di usare le mani. Riappropriarsi in maniera autentica delle cose.
1° anno
Imparare a lavorare per TAPPE e a utilizzare le mani nei gesti e nelle attività della vita quotidiana.
2° anno
acquisire reali COMPETENZE (partecipare a campetti di specializzazione, coinvolgimento esperti cioè persone che fanno mestieri scomparsi).
3° anno
farsi carico, e rendersi responsabili di progetti concreti sul territorio.
RELAZIONI
ANALISI: difficoltà a relazionarsi con altri in modo diretto e sincero, rifiuto di sé stesso per piacere al gruppo. Pochissime opportunità di esprimersi, mancano di consapevolezza della propria unicità. Difficoltà dei capi ad ascoltare ai ragazzi.
1° anno
Lavorare sulle comunicazioni verbali e non verbale nelle branche e in coca.(blog bacheca).
2° anno
Attività di espressione con tecniche innovative.
3° anno
Rivalutazione strumenti che già esistono.
Tutti gli anni
Attività di espressione con i genitori
RAPPORTO CON IL TERRITORIO
ANALISI: scarso rapporto con la vita sociale del nostro territorio; necessità di impegnarsi sul disagio e sull’ambiente. Difficoltà a relazionarsi con altre associazioni; diffusa sensazione di impotenza e poca pro positività; scarsa presenza in parrocchia.
1° anno
Conoscenza del territorio, piano regolatore, censimento aree verdi, programma partiti. Mappe dei servizi sociali, conoscere reali situazioni di disagio.
2° anno
CO.CA. che sceglie i servizi extra associativi e fa un progetto su di essi.
Conoscenza altre associazioni e cammino condiviso sulle tematiche disagio ambiente
3° anno
Progetti concreti visibili all’esterno: adottare una realtà concreta (spazio verde, spiaggia..) e assumerne la responsabilità.
Tutti gli anni
Disponibilità a collaborare con la parrocchia con il nostro stile.
Sentirsi membra vive della parrocchia essendo presenti e vicini ai sacerdoti.
SPIRITUALITA’
Poca conoscenza della parola, scarsa vita di preghiera. Ignoranza sui sacramenti.
Parola
- introduzione alla lettura della bibbia (Capi e Ragazzi)
- Lectio divina (Capi)
- Incontro con persone testimoni (Capi, Ragazzi e Genitori)
Sacramenti
- messa dialogata (Capi e Ragazzi)
- Messa spiegata (Capi e Ragazzi)
- Messa di gruppo (Capi, Ragazzi e Genitori)
Approfondimento dei sacramenti
Preghiera
- momenti di preghiera di coca aperti a tutti

PROGETTO EDUCATIVO - Cecina 2
- 2009 - 2012

Gruppo Cecina 1 e Cecina 2
GENITORI E FAMIGLIE
ANALISI :
Genitori che non si interessano e che noi non riusciamo a coinvolgere.
Sempre maggiore instabilità delle famiglie e difficoltà per i ragazzi ad avere punti di riferimento.
1° anno
CONOSCENZA delle situazioni; creare momenti di incontro, visite a domicilio (novizi), cene conviviali, coinvolgimento dei genitori nelle attività (uscite, campi).
Maestri di specialità.
2° anno
CREARE UNA RETE in cui i genitori già più vicini avvicinano quelli ancora lontani incontri a tema con esperti.
3° anno
Coordinandoci con i genitori dare vita a PROGETTI CONCRETI.
Tutti gli anni
Creare evento ad inizio anno e a fine anno.
SAPERE FARE DELLE SCELTE ESSENZIALITA’
ANALISI: I ragazzi non sanno progettarsi, hanno le giornate pieni di impegni spesso organizzate da altri. Non hanno strumenti per una reale autonomia, piuttosto che sbagliare preferiscono rinunciare; manca il senso di fare del proprio meglio e la capacità di usare le mani. Riappropriarsi in maniera autentica delle cose.
1° anno
Imparare a lavorare per TAPPE e a utilizzare le mani nei gesti e nelle attività della vita quotidiana.
2° anno
acquisire reali COMPETENZE (partecipare a campetti di specializzazione, coinvolgimento esperti cioè persone che fanno mestieri scomparsi).
3° anno
farsi carico, e rendersi responsabili di progetti concreti sul territorio.
RELAZIONI
ANALISI: difficoltà a relazionarsi con altri in modo diretto e sincero, rifiuto di sé stesso per piacere al gruppo. Pochissime opportunità di esprimersi, mancano di consapevolezza della propria unicità. Difficoltà dei capi ad ascoltare ai ragazzi.
1° anno
Lavorare sulle comunicazioni verbali e non verbale nelle branche e in coca.(blog bacheca).
2° anno
Attività di espressione con tecniche innovative.
3° anno
Rivalutazione strumenti che già esistono.
Tutti gli anni
Attività di espressione con i genitori
RAPPORTO CON IL TERRITORIO
ANALISI: scarso rapporto con la vita sociale del nostro territorio; necessità di impegnarsi sul disagio e sull’ambiente. Difficoltà a relazionarsi con altre associazioni; diffusa sensazione di impotenza e poca pro positività; scarsa presenza in parrocchia.
1° anno
Conoscenza del territorio, piano regolatore, censimento aree verdi, programma partiti. Mappe dei servizi sociali, conoscere reali situazioni di disagio.
2° anno
CO.CA. che sceglie i servizi extra associativi e fa un progetto su di essi.
Conoscenza altre associazioni e cammino condiviso sulle tematiche disagio ambiente
3° anno
Progetti concreti visibili all’esterno: adottare una realtà concreta (spazio verde, spiaggia..) e assumerne la responsabilità.
Tutti gli anni
Disponibilità a collaborare con la parrocchia con il nostro stile.
Sentirsi membra vive della parrocchia essendo presenti e vicini ai sacerdoti.
SPIRITUALITA’
Poca conoscenza della parola, scarsa vita di preghiera. Ignoranza sui sacramenti.
Parola
- introduzione alla lettura della bibbia (Capi e Ragazzi)
- Lectio divina (Capi)
- Incontro con persone testimoni (Capi, Ragazzi e Genitori)
Sacramenti
- messa dialogata (Capi e Ragazzi)
- Messa spiegata (Capi e Ragazzi)
- Messa di gruppo (Capi, Ragazzi e Genitori)
Approfondimento dei sacramenti
Preghiera
- momenti di preghiera di coca aperti a tutti

PROGETTO EDUCATIVO - Follonica 2
- Non.def.

Il perché di un Progetto educativo?
Lo scoutismo è certamente un’avventura affascinante per i ragazzi, ma dietro ad ogni attività vi è una scelta dei capi, una finalità educativa, che cerca di trasmettere loro valori quali la lealtà, l’onestà, la fratellanza, la tolleranza....
Per fare ciò occorre lavorare con metodo, senza improvvisazioni; la nostra comunità capi ha analizzato la realtà in cui opera (bisogni dei ragazzi, realtà territoriale, tradizioni, esperienze passate) per darsi obiettivi "concreti e verificabili" per il futuro.
 Educare con un progetto è quindi cercare soluzioni educative alle situazioni che si riscontrano, ma è anche aiutare i capi a "mantenere la rotta" tra le tante attività proposte ed attuate per non perdersi e riuscire ad operare in modo coordinato ed efficace.
Non ultimo un P.E. serve a far conoscere ai genitori ed all’ambiente in cui il gruppo è inserito, cosa stiamo facendo, cosa faremo e perché. Nel nostro progetto abbiamo deciso tre priorità su cui concentrare i nostri sforzi.
 I tre punti sono:
Spirito di comunità
Capacità di Autonomia
Rapporto con i genitori
Spirito di comunità
Osservazioni
Abbiamo constatato una scarsa considerazione alle attività e alle nostra comunità che si evidenzia in :
• non c’è una effettiva conoscenza fra ragazzi e fra capo- ragazzo
• c’è poca propensione alla condivisione
• non c’è costanza nella partecipazione alla attività
• quando un ragazzo manca alle attività non si interessa di cosa a perso
• i ragazzi non si interessano di chi è assente
• quando uno è assente non si preoccupa di avvisare
• tanti ragazzi hanno un tempo di permanenza nell’associazione basso
Cosa fare Con i Genitori
• Renderli più partecipi delle nostre attività e far capire l’importanza delle attività in comune
• far capire l’importanza dell’uniforme
• far capire l’importanza di stimolare i ragazzi ad interessarsi all’attività a cui non hanno partecipato
Con i Ragazzi
• valorizzare l’uniforme come strumento di appartenenza
• Rendere più visibile all’esterno la nostra associazione per consolidare la comunità tramite il riconoscimento da parte di altri ( esempio: canile, comune, altre realtà)
• Valorizzare l’appartenenza con maggiori contatti sia tra branche che con altri gruppi
• Curare l’espressione il canto e il clima di famiglia felice
• Valorizzare i riti vissuti in comunità (passaggi, promesse, mandati, partenze)
• Favorire la condivisione (fest.compleanni oggetti emozioni)
• Favorire le esperienze forti e positive vissute insieme (avventura , servizio ,difficoltà condivisa )
Con i Capi
• educazione alla comunità “gruppo scout”, partendo dalla conoscenza di tutti i ragazzi della propria branca da parte dei capi e favorendo una conoscenza interbranca tra tutti i ragazzi, puntando sulle attività di gruppo.
• Lavorare per favorire un ambiente accogliente e porre attenzione ai nostri interventi e atteggiamenti che siano sempre coerenti con questo nostro obbiettivo
• Attenzione a valorizzare i momenti di accoglienza
• Valorizzare le tradizioni di gruppo( mandato di catechisti, uscita apertura e chiusura ,giornata del pensiero)
Criteri di verifica
• Aumento dell’interesse anche da parte di chi manca ad alcune attività
• Aumenta il tempo di permanenza dei ragazzi
• I ragazzi si ritrovano al di fuori dell’attività
• Lo scoutismo diventa l’attività principale extra scolastica del ragazzo e questo è condiviso dai genitori
 • I ragazzi cantano e giocano volentieri e spontaneamente e con partecipazione
• I ragazzi sono attenti ai più piccoli e ai nuovi
• da una volta all'altra, i ragazzi si ricordano gli obiettivi del loro cammino personale e gli impegni presi
• la maggior parte dei ragazzi ha interiorizzato le regole e le rispetta
• i ragazzi promuovono lo stile scout e si sentono responsabili personalmente del cammino del gruppo
Autonomia
Osservazione
Dai ragazzi abbiamo constatato :
• un ritardo nelle tappe dell’autonomia:
• Una difficoltà a fare delle scelte consone alla loro età
• Il non saper affrontare le difficoltà
 Alcune cause di questa mancanza di autonomia possono essere:
• L’iperprotezione da parte degli adulti nei confronti dei ragazzi
• La tendenza a rimuovere e/o risolvere tutte le difficoltà che i ragazzi incontrano
• Un uso spropositato di tecnologie che porta i ragazzi ad affidarsi sempre più ad esse e sempre meno alle proprie forze e competenze
Cosa fare
Con i genitori
• primo anno : aumentare il coinvolgimento tramite uscite/attività su tecniche scout , per far capire la loro importanza per l’autonomia del ragazzo .
• secondo anno stesura di una carta dei diritti e dei doveri dei figli differenziata per branca.
Con i ragazzi
• Valorizzare e sensibilizzare l’uso corretto di strumenti ,quali sestiglie , squadriglie, pattuglie e specialità come veicolo per una maggiore autonomia Facendo sentire i ragazzi protagonisti, trasmettendo loro l'entusiasmo di fare
• Valorizzare le conquiste (specialità , tappe ecc.) con cerimonie adeguate ed avere l’attenzione di creare occasioni di effettivo utilizzo di queste conquiste nella comunità di appartenenza.
• Nei programmi di unità dare maggior peso alle attività di vita all'aperto, all'esplorazione e al campismo, creando attività più avventurose
• Lavorare a livello di ogni branca sull’acquisizione delle tecniche scout
• Stesura di una carta dei diritti e dei doveri dei figli differenziata per branca.
• Creare occasioni e spazi per i ragazzi in cui le loro idee vengono considerate per la programmazione delle attività (ascoltare i ragazzi)
Con i capi
• Approfondire le fasi dello sviluppo dell’autonomia (incontro con esperto)
• Ripensare alle modalità di utilizzo dei telefoni cellulari da parte di capi e ragazzi durante le attività.
• All’inizio dell’anno scegliere una competenza tecnica da sviluppare tramite attività e uscite
Criteri di verifica
Con i Genitori
• Aumenta il confronto, le domande dei genitori, la loro disponibilità ad aiutarci
• Condividono con noi un progetto educativo
• il dialogo con le famiglie è aperto e continuativo
Con i ragazzi
• Chiedono autonomamente specialità incarichi
• sanno organizzare attività adeguate alla loro età
• Sono propositivi con idee adeguate
• Sanno cavarsela nelle tecniche scout
Con i capi
• Aumenta la competenza di tutti i capi
• Si inizia ad attuare il progetto del capo nell’anno 2008-2009
Rapporto con i genitori
Osservazioni:
• molti genitori dei nostri ragazzi non conoscono le nostre attività e il nostro percorso educativo.
• Spesso siamo noi a non essere chiari e incisivi nel far comprendere il nostro percorso educativo
• L’integrare e concordare gli interventi educativi tra noi e la famiglia aumenta l’efficacia del nostro servizio
• Conoscere i genitori per conoscere meglio la realtà dei bimbi
Cosa fare
Collaborazione- Confronto
• Coinvolgere maggiormente i genitori nelle nostre attività ,con uscite e incontri ,
• fare conoscere meglio il metodo scout con l’Intento principale di rendere maggiormente consapevoli le famiglie del valore educativo del metodo e di far capire quanto lo scautismo possa essere arricchente, poiché esso non ha come unico fine ‘creare’ dei buoni scout, ma al contrario si adopera per aiutare i ragazzi a divenire buoni cittadini, consapevoli e attivi nella realtà che li circonda.
• Coinvolgere i genitori in alcuni aspetti della progressione personale dei figli
• Oltre il metodo è importante comunicare l’importanza di alcuni strumenti che utilizziamo ( Es. divisa, puntualità, quaderno di caccia , missioni)
• Coinvolgere ulteriormente le famiglie anche in alcune attività pratiche, in modo da far toccare con mano ai genitori il valore educativo delle attività scout.
Il rapporto tra capi e genitori deve essere basato sulla massima Chiarezza
• Comunicazioni chiare e precise Sia alla prima riunione che durante l’anno
• Comunicare che l’iscrizione alle attività scout è una scelta non di tempo libero ma educativa ed essere chiari su cosa è il nostro percorso e che tipo di impegno chiediamo
• Richiedere correttezza nei nostri confronti (esempio avvisare quando il figlio manca)
• Curare i mezzi di comunicazione (internet, bacheca,calendari puntuali catene telefoniche funzionanti)
Capacità di ascolto
• Creare un dialogo aperto e continuo
• Essere disponibili nei momenti d’incontro formale e creare momenti di dialogo informali (inizio o fine riunioni)
• Far percepire concretamente questa nostra disponibilità
• Chiedere e stimolare il dialogo figlio- genitore sulle nostre attività
Criteri di verifica
• Lo scoutismo diventa l’attività principale extra scolastica del ragazzo e questo è condiviso dai genitori
• Aumenta il confronto, le domande dei genitori, la loro disponibilità ad aiutarci
• Condividono con noi un progetto educativo
• il dialogo con le famiglie è aperto e continuativo

PROGETTO EDUCATIVO - Piombino 2
- 2008-2010

ANALISI DELLA REALTA’ DEI RAGAZZI
Come già evidenziato nel P.E.G. precedente, i giovani appartenenti al gruppo, come i loro coetanei, mostrano una generale “omologazione” che porta i ragazzi ad avere poca fantasia accompagnata da scarsa conoscenza sociale, scarsa informazione e interesse alla vita pubblica; si assiste quindi a un appiattimento delle coscienze, che porta a un generale qualunquismo.
Il bisogno di aggregazione, di “gruppo”, di amicizia sincera, denota la necessità di un forte contatto umano che talvolta non viene vissuto appieno in famiglia, famiglia che troppo sovente appare anche avulsa dagli interessi dei figli.
E’ infatti forte il bisogno di “famiglia” intesa come luogo di amore e confronto, come “rifugio” dalle angosce giovanili, anche se è molto raro trovare famiglie “presenti”, intendendo tale presenza come quella che i figli realmente cercano.
Da qui la ricerca nel capo di una fonte di ascolto e di consigli, una presenza adulta che possa fare un po’ da guida e alimentare la fiducia in loro stessi.
E’ per queste motivazioni che i ragazzi rispondono sempre con grande entusiasmo e con grande voglia di fare a ogni proposta venga loro fatta, vivendola con interesse e slancio.
Tale entusiasmo è la migliore forma di pubblicità ed ha portato il gruppo ad una notevole espansione da un punto di vista di soci giovani, con liste di attese eccessive.
ANALISI DELLA CO.CA.
Attualmente la comunità Capi consta di 21 elementi, in buona parte brevettati e i restanti che stanno compiendo il loro iter di formazione o lo hanno appena iniziato.
Una considerazione è da fare in modo particolare: di recente la Co.Ca. si è arricchita di un buon numero di elementi di provenienza extra associativa, cosa che ha innalzato l’“età” del gruppo.
METE TRIENNALI
Per soddisfare il forte bisogno di confrontarsi, di avere rapporti personali forti, di amicizia al di fuori delle mura domestiche, è nostro proposito di organizzare in tutte le branche con i modi e i tempi opportuni, momenti intensi di vita comunitaria, come convivenze, discussioni aperte, momenti di riflessione.
Tutto questo significa essere capi scout non come semplici applicatori del metodo, ma anche come coloro che riescono a creare dei momenti forti di comunità e di condivisione, che sono in grado di entrare nel gruppo con il proprio io.
Occorre saper vivere fino in fondo il rapporto personale con i ragazzi sapendo che quando si vuole bene si può “ricevere tutto il bene ma anche tutto il male” che un rapporto profondo di amore può dare.
Per quanto riguarda l’omologazione di cui parlavamo in sede di analisi della realtà, intendiamo fare un largo uso della p.p. come spunto per la creazione di una maggiore autostima.
Sarà prioritario, inoltre, continuare con i momenti di riappropriazione delle attività fuori sede, sia uscite che attività fuori dalla “tana”.
Questo per avere un maggior contatto con la natura, per stimolare la fantasia, e per dare la possibilità ai ragazzi di vivere la dimensione comunitaria sulla “strada”, ricordando sempre che lo scoutismo vero si fa all’aria aperta e non vi e’ peggior nemico del nostro intervento educativo che la routine delle domeniche sempre uguali in sede.
Infine, per riuscire a stimolare una maggiore conoscenza sociale, vogliamo creare la cultura dell’interesse (“I care” ) tramite esperienze forti che ci aprano all’esterno e che ci facciano conoscere altre realtà esistenti (associazioni, realtà giovanili, parrocchia,) oltre a quelle già nostro patrimonio.
Tutto quanto sopra sempre con l’accortezza di saper “seminare” la parola Amore per arrivare alla parola Dio ed infine alla parola Fede. La vita nella natura e l’esempio di noi capi non possono che aiutarci in questo.
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Per quanto concerne la comunità Capi, si evidenzia la necessità di un percorso di formazione permanente da attuarsi sia all’interno della stessa comunità sia tramite l’ausilio della zona che allo scopo deve essere stimolata, nonché di un percorso di fede che rinsaldi ancor più i rapporti all’interno della stessa.
La formazione dovrà essere anche propedeutica all’allargamento della base scout, intesa come risposta alle richieste che ora non possono essere esaudite.

PROGETTO EDUCATIVO - San Vincenzo 1
- Non.def.

ANALISI DELL'AMBIENTE

LA FAMIGLIA
E' necessario sgombrare il campo dal concetto precostituito di famiglia, quella tradizionale, legalmente formata e formalmente unita, per passare ad un concetto più variegato e sfumato di famiglia. I ragazzi sono meno caricati di responsabilità, accompagnati dalle paure dei genitori e protetti, se non fisicamente, nelle esperienze che vengono mediate e filtrate, senza un aiuto nella ricerca degli strumenti per vivere la propria vita. I ragazzi ricercano nella famiglia, oltre all'affetto, i riferimenti, la stabilità di regole e di comportamenti capaci di funzionare da timone nella loro adolescenza; ciò è in ogni caso vero, nonostante arrivi un momento, più o meno lungo e più o meno precoce, di contestazione aperta e dura a tutto ciò che limita il loro desiderio di libertà e trasgressione. Questo momento inaugura spesso una fase di rapporti un po' più agitati tra i partner che, sotto la pressione della contestazione, non trovano facilmente quell'unità d'impostazione, d'atteggiamento e di direzione (ottenibili solo con uno scambio di esperienze, un dialogo ed un confronto sereni) che ne rafforzerebbero il ruolo, la posizione e la proposta. La permanenza dei figli in famiglia continua progressivamente ad aumentare, un po' per gli studi che si allungano determinando scarsa autonomia economica ed un po' perché vivere tra le mura domestiche non richiede particolari limitazioni, grossi sacrifici ed impegni. Questo contribuisce ad una infantilizzazione dei figli, che non riescono mai a trovare il momento di prendere in mano la loro vita e che, dai genitori, pretendono come dovuto ciò che in fondo non dovrebbe essere dato. Infatti l'educazione è accompagnata da paure e sensi di colpa che cercano di sostituire, fin da piccoli, la mancanza, o l'eccesso, di presenza con il permissivismo, l'accondiscendenza e il condizionamento. Nella famiglia il ruolo del babbo e della mamma sta avendo una maggiore interscambiabilità, anche se rimane una certa ruolizzazione ed un demandare alla madre certe responsabilità sull'andamento della vita familiare. Alcuni genitori sono meno spesso un riferimento positivo e certo per i figli, poiché sono insicuri di fronte alla vita ed insoddisfatti delle scelte fatte. La cosa più importante sembra riuscire a raggiungere una certa sicurezza economica, che sostituisce la carenza di proposta, finanziando con troppa facilità le richieste dei figli.

GLI ADULTI
Il comune modo di dire di molti adulti sulla pochezza dei giovani, sulla loro mancanza di valori, non favorisce certo l'instaurarsi di un rapporto di dialogo e di fiducia. E' però chiaro che quando si sentono interessati, apprezzati, amati (dai catechisti, dagli animatori, dai capi scout, dagli allenatori sportivi, ecc.) i ragazzi cercano di dare il meglio di sé e di instaurare un certo rapporto con questi educatori. E' pur vero però che non sempre si offrono modelli di vita, ma si offrono realtà compartimentali dove i ragazzi sanno con chiarezza cosa viene loro richiesto e cercano di darlo senza porsi troppe domande e senza cercare di formare il proprio carattere in base alle esperienze vissute.

LA SCUOLA
Alcuni recenti cambiamenti strutturali (corsi di recupero, “debiti”, modifica dell'esame di maturità) hanno aumentato il senso di sfiducia verso l'istituzione scolastica, sia nella famiglia, sia nei ragazzi, che comunque si inquadra in un più generale orizzonte di incertezza. Negli insegnanti sembra emergere un senso di frustrazione nella ricerca di quel rapporto di stima e di fiducia con i ragazzi. Si attende da tempo la riforma degli OOCC che attualmente appaiono quasi completamente svuotati di senso. Nell'ambito dell'orientamento alla scelta dell'indirizzo di studio la situazione è notevolmente migliorata negli ultimi anni. La scelta dovrebbe essere più consapevole che in passato, ma avviene in un momento dell'età del ragazzo in cui l'errore è sempre possibile. La stragrande maggioranza degli studenti inizia l'avventura universitaria; anche qui capita che la scelta di indirizzo non sia troppo convinta ed entusiasta e non sostenuta da una profonda motivazione.

DENARO
Nei genitori è un po' passata l'abitudine dopo una certa età della paghetta settimanale, magari collegata a qualche piccolo lavoro e si preferisce concedere richiesta per richiesta, determinando un minor senso di responsabilità e rendendo più difficile la comprensione del valore delle cose ed una limitazione al consumo. Sempre più esigente si fa la disponibilità di denaro nelle tasche dei ragazzi a partire già dall'età delle medie per la crescente attrazione che esercitano i video games (anche se ultimamente un po' in ribasso), le consumazioni al bar, le feste in pizzeria (in forte ascesa), l'uso eccessivo del cellulare. Dopo i 15 anni si nota una certa diversità nello spendere i soldi tra maschi e femmine: motorino e bevande per i primi, vestiti e cosmetici per le seconde. Comune è l'esperienza di lavori estivi. Non pare essere né considerata né richiesta l'opportunità di capitalizzare un po' di denaro, anche solo tra quello di volta in volta concesso, per un acquisto più importante, per un fine più elevato.

IL TEMPO LIBERO
Nell'età pre-adolescenziale la parte del leone spetta sempre alla TV, al computer e alle consolle, artefici tra l'altro del ritardo di socializzazione e confronto tra coetanei. Il nostro territorio offre una vasta scelta di attività sportive che in parte riescono a colmare questa “anomalia”; già dal ciclo elementare della scuola si verifica una consistente iscrizione a società sportive di qualsiasi genere; bisogna forse riflettere sull'effettivo grado di socializzazione che tali momenti aggreganti realizzano. Alla fine del primo anno di scuola media, grazie alla maggiore autonomia, libertà e disponibilità di denaro che i ragazzi ottengono in famiglia, in parte rinunciataria al proprio ruolo educativo, il luogo di ritrovo per passare il tempo diventa il corso. Crescendo d'età (siamo ormai tra i 16-20 anni) iniziano anche a comparire le prime trasgressioni del sabato sera, sigarette, alcool e droghe leggere, che risultano facilmente reperibili. Arriva la discoteca a catalizzare l'attenzione, ma anche i locali dove si può stare a parlare ascoltando della musica o facendo qualche gioco da tavolo. Con l'arrivo della patente poi si preferisce il trasferimento alla ricerca di locali e di divertimenti nuovi. Poca attrazione svolgono le associazioni di volontariato, la parrocchia ed i partiti politici, forse per la richiesta di disponibilità e sacrificio che richiedono, mentre prevale un atteggiamento più ripiegato verso se stessi.

ASSOCIAZIONISMO ED ISTITUZIONI
Il nostro territorio è ricco di associazioni sportive, con impianti di notevole levatura, associazioni di volontariato e culturali, ma con poca visibilità.

TERRITORIO ED AMBIENTE
La bellezza del territorio produce un effetto d'assuefazione, d'indifferenza verso quelle che sono delle vere e proprie ricchezze naturali riconosciute da tutti i turisti ed i visitatori di San Vincenzo. Conoscere meglio la nostra flora e fauna è un dovere verso Dio e l'umanità. Da un lato verifichiamo una crescente sensibilità verso l'esigenza di una raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani ed una maggiore attenzione nei confronti “dell'inquinamento visivo” procurato da buste di plastica, brik o lattine, (grazie anche all'attenzione riservata dai programmi educativi delle scuole materne ed elementari), tuttavia molto lavoro resta da fare sul fronte dell'educazione ai consumi (privilegiando i prodotti più semplici e naturali, oltre che quelli con imballi e confezioni non inquinanti), al risparmio energetico (spreco d'acqua, energia elettrica), all'emissione di gas inquinanti (riscaldamento, auto, moto). Sembra quasi che siano passati i messaggi che hanno un effetto evidente, un impatto immediato, mentre le cause e le origini degli stessi effetti, di solito più nascosti ed “indiretti”, faticano ad essere assimilati. Abbiamo notato un progressivo aumento della cementificazione, con diminuzione di spazi verdi.

IL LAVORO
Nella zona della Val di Cornia è in aumento l'occupazione nei lavori occasionali, sia part-time che full-time, nei lavori stagionali, nei lavori a tempo determinato. L'ingresso al mondo del lavoro è posticipato rispetto al passato, ed avviene attraverso tirocini o stage nelle aziende; non sempre però questo periodo d'apprendistato garantisce l'assunzione nell'azienda stessa. E' sempre più difficile trovare lavori a tempo indeterminato. Questa precarietà, legata all'aumento del costo della vita fa si che all'interno delle famiglie, entrambi i genitori siano costretti a lavorare, a discapito del tempo da poter trascorrere con la famiglia e con i figli. Molto frequente nella nostra zona, è l'impiego stagionale nel settore turistico che si può suddividere in tre tipologie:

-  contratto di 6 mesi che va da Pasqua fino alla fine di Settembre
-  contratto di 3 mesi che va da metà Giugno a metà Settembre
-  contratto di 2 mesi: Luglio- Agosto

Le ultime due tipologie interessano soprattutto i giovani a partire dai 16 anni, che vengono attratti dalla possibilità di ottenere stipendi migliori rispetto a lavori in altri settori, nonostante le ore lavorative richieste siano maggiori. L'offerta di lavoro nella nostra zona, è limitata al settore turistico, agricolo, edile. Questo fa si che soprattutto chi ha studiato in settori diversi, si veda costretto a trasferirsi altrove per riuscire a sfruttare al meglio il proprio titolo di studio.

L'AMICIZIA
I ragazzi hanno molte conoscenze (cioè conoscono tantissimi coetanei) che loro chiamano impropriamente amicizie, ma nei momenti di bisogno, di sostegno, i veri amici si riducono ad una, due persone. I genitori tendono ad influenzare le amicizie dei figli sia con il loro giudizio che proponendo i ragazzi da frequentare sulla base delle loro conoscenze. Spesso il vero amico è considerato quello che dice sempre sì (puntano ad avere un gran numero di conoscenti evitando di schierarsi apertamente ed accattivarsi la simpatia di tutti), anche se crescendo sono rivalutati gli aspetti di lealtà e sincerità. In mancanza di adulti significativi si cerca nell'amico il modello da imitare.

I SENTIMENTI
Come considerazione di carattere generale sembra possibile affermare che esiste una maggiore trasparenza nel manifestare i propri stati d'animo, sia tra i propri coetanei sia verso gli adulti. Ad una maggiore emotività sentimentale rilevata nei giovani d'oggi fa riscontro anche una maggiore superficialità nel leggere i propri stati d'animo, che tende a mettere tutto sullo stesso livello. Relativamente ai sentimenti che riguardano la sfera sessuale si notano decisi cambiamenti intercorsi negli ultimi dieci anni, come la precocità nell'avvio di relazioni sessuali, una maggiore iniziativa delle ragazze, una minore preoccupazione di segretezza.

LA FEDE (o meglio l'educazione allo spirito)
Molto rara l'attenzione a questo aspetto dell'animo del ragazzo se si toglie l'azione catechistica della parrocchia. In famiglia, a scuola, non ci sono volontà, disponibilità, competenze per affrontare e sostenere questo delicato processo interiore. L'ora di catechismo settimanale, talvolta strutturata come materia scolastica, resta quindi il momento privilegiato per conoscere la figura di Gesù e stimolare l'incontro con l'Eucarestia. Va però verificato che la partecipazione a questo percorso è massiccia fino alla fase della Cresima, poi si arresta su livelli molto bassi.

ANALISI DEI RAGAZZI DEL GRUPPO

EDUCAZIONE SPIRITUALE
La partecipazione ed il coinvolgimento dei ragazzi sono scarsi, per questo pensiamo che per affrontare la catechesi vadano evitate il più possibile le modalità scolastiche, soprattutto in branco e in reparto. Dovremmo utilizzare maggiormente strumenti che possano entusiasmare i ragazzi e che li portino a partecipare attivamente. Quindi la vita all'aria aperta, la vita di comunità, gli incontri significativi sono forse le cose su cui dobbiamo puntare di più se parliamo di spiritualità scout e se ci proponiamo una crescita dei ragazzi in questa dimensione.

LA RESPONSABILITA'
Oggi i ragazzi non accettano la responsabilità perché la società e la famiglia prevengono e soddisfano sia le necessità che i desideri, in tal modo non riescono a dare un valore ai loro bisogni e ritengono che tutto sia dovuto loro. Tutto questo non li rende partecipi di ciò che viene proposto loro, né come gioco né come impegno. Non sono stati abituati ad avere delle mete da perseguire per cui non hanno mai misurato la loro capacità e oggi non si sentono in grado di mettersi in gioco per paura di perdere. Questo li rende incostanti negli impegni che sarebbero interessati ad assumersi. Grande responsabilità di ciò è da imputare agli adulti in quanto tendono a giustificare le inadempienze sostituendosi a loro nel portare a termine il compito assegnato. Fermo restando che nell'ambito della famiglia si può intervenire poco se non cercando una cooperazione anche con i genitori meno disponibili, si cerca di aumentare l'interazione tra i capi e i ragazzi per quanto riguarda gli obiettivi di ognuno per arrivare ad un progetto comune chiarendo sin da principio i ruoli e le responsabilità prevedendo i rischi che derivano dal non assolvere l'impegno che si è assunto.

GIOCO
Per noi è importante che lo spirito del gioco venga vissuto anche nelle cose non prettamente di gioco, in modo che poi possa essere interiorizzato dai ragazzi come un atteggiamento di tutti i giorni. Quel che a noi interessa salvare del gioco è l'intensità con cui si deve partecipare, un modo forse, per vedere le situazioni anche sotto altre prospettive senza dimenticarsi di non prendersi mai troppo sul serio. Nel branco il gioco viene vissuto in modo abbastanza leale e con impegno. Il gioco fa da sfondo alla maggior parte delle attività, e man mano che i lupetti proseguono il loro cammino si rendono conto dell'importanza che diamo alla loro partecipazione al gioco, tutto è improntato a far acquisire fiducia in loro stessi, a farli sentire parte importante della sestiglia, anche quando tendono ad isolarsi perché credono di non essere all'altezza o temono una figuraccia davanti agli altri. Nel reparto si nota una distinzione tra maschi e femmine: mentre le ragazze non partecipano attivamente al gioco, i ragazzi giocano, ma spesso cercando di vincere con ogni mezzo. In clan il gioco è quasi sempre uno strumento per affrontare o per presentare in modo più semplice argomenti complessi che vogliamo trattare; così che i ragazzi si possano rendere conto facilmente dei problemi e delle difficoltà di realtà diverse e lontane dalla nostra. Il ruolo di ciascuno deve essere valorizzato e deve risultare evidente che l'essere partecipi o meno fa la differenza, proprio come nella vita.

ESSENZIALITA'
Ci rendiamo conto che sia molto difficile per i ragazzi acquisire un atteggiamento attento all'essenzialità, proprio perché non fa parte della loro vita e non la ritengono una cosa importante: non le danno valore perché non ne vedono il riscontro che, secondo noi, non significa solo privarsi delle cose superflue, ma saper apprezzare le cose semplici. Le occasioni, forse, in cui riusciamo ad avvicinarli di più a questa dimensione e a far cogliere il significato di ciò che vogliamo trasmettere davvero avviene soprattutto ai campi.

L'IMPEGNO ED IL SERVIZIO
L'idea di impegno e di servizio parte già dal branco con la B.A. e nel reparto mettendo al servizio degli altri le proprie competenze. La risposta che i ragazzi danno all'impegno ed al servizio non è sempre positiva: è naturale che più i ragazzi si sentono coinvolti, responsabilizzati, utili, più il loro impegno aumenta. Nelle età maggiori un limite a tale richiesta è la scuola che assorbe molto tempo ed energie.

ANALISI DELLA COMUNITA' CAPI

VALORI IN CUI CI RICONOSCIAMO
Impegno, responsabilità, fiducia negli altri, valore dell'educazione, servizio (fare la felicità degli altri), educazione alla libertà e alla felicità, amicizia, coerenza, lealtà ed essenzialità.

MOTIVI PER CUI E' STATO SCELTO LO SCAUTISMO
Vivere l'avventura, confrontarsi con persone diverse da me e che credono nello scautismo, educare a diventare persone che scelgono, autoeducazione come valore di fondo, buon metodo per educare i giovani di tutte le età, cambiare il mondo perché si cambia noi stessi, vita di gruppo, vita all'aria aperta, gioco, mi riconosco nel patto associativo.

DIFFICOLTA' NELLA PROPOSTA
Riuscire a progettare, aspettarmi dai ragazzi risposte che non possono dare, scontro tra scautismo ideale e reale, impostare la proposta fatta ai ragazzi in modo che sia adatta ai loro cambiamenti, la mancanza di entusiasmo nei ragazzi, contatto col territorio, inserimento nella Chiesa locale, limitati contatti con altri gruppi, tempo ed energia, rapporto coi genitori.

COSA CI ASPETTIAMO DALLA CO.CA.
Collaborazione, spronare i capi a fare i campi, lavorare sul progetto del capo e sul progetto educativo, che sia garante del servizio dei capi, ambito di verifica, condivisione del servizio, dare spazio affinché i capi possano riportare le esperienze fatte, accoglienza ed amicizia, lavoro interbranca, un sostegno nell'educazione, agire nella stessa direzione, partecipazione e collaborazione, sostegno, aiuto, comprensione, formazione, vivere insieme certi valori, portare in fondo i lavori iniziati, formazione a livello di fede, attenzione, capacità di chiedere aiuto. Nella Co.Ca. e nelle staff trovare un clima positivo e propositivo.

COSA LA CO.CA. SI ASPETTA DAI RAGAZZI
Partecipazione, collaborazione, maggior desiderio di aprirsi alla realtà circostante, accogliere positivamente ciò che viene proposto, essere persone capaci di scegliere, essere persone felici e capaci di vedere la felicità negli altri e nel creato. Essere testimoni di tutto ciò.

OBIETTIVI

L/C

  • organizzare dei giochi in modo che ciascun lupetto sia essenziale per il perfetto svolgimento
  • organizzare da soli o in sestiglia dei giochi per il branco
  • fare delle attività alla scoperta del territorio (es: come cambia il bosco, il paese, il mare al passare delle stagioni)
  • fare un concorso per il quaderno di caccia
  • puntare sul fatto che portino qdc, astuccio, materiale della specialità, canzoniere

E/G
  • individuare a priori le mete possibili per fare le attività all'aperto
  • fare attività di alta squadriglia che il consiglio capi arrivi ad organizzare parte del campo estivo, sempre e comunque supportato dai capi reparto
  • fare un'impresa di reparto dove ogni specialità venga utilizzata
  • far passare l'importanza del capo squadriglia come di un E/G al servizio della propria squadriglia
  • preparare un evento culturale facendosi aiutare da professionisti del settore

R/S
  • partecipare ad eventi regionali e di zona
  • scegliere insieme il tema di un capitolo ed affrontarlo in modo che ciascuno faccia la sua parte
  • puntare sulla verifica dei servizi fatta insieme al capo unità
  • fare una route con un'esperienza di fede forte
  • lavorare partendo dalla figura di Gesù

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